Il lungomare di Olbia, con il selciato a onde e le palme
Il lungomare di Olbia, con il selciato a onde e le palme · foto di Dr. Thomas Liptak · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ci sono città di mare che il mare lo tengono nascosto dietro i capannoni del porto. Olbia per un pezzo della sua storia è stata così, poi ha rimesso il fronte d'acqua a disposizione di chi ci abita. Il risultato è che oggi, quando la temperatura scende, la città si sposta lì.

Che cosa è il lungomare di Olbia

È una passeggiata sistemata lungo l'acqua, con le palme, gli spazi aperti e le panchine, che collega la zona del centro a quella del porto. Non è un belvedere in cima a una scogliera: è piatto, largo e continuo, quindi si percorre a piedi, in bicicletta, col passeggino o con chi cammina piano.

La cosa che la rende diversa da tante passeggiate turistiche è che qui non ci sono solo turisti. C'è gente che corre dopo il lavoro, ragazzi seduti sui muretti, famiglie che spingono il passeggino, anziani che fanno il giro tutti i giorni alla stessa ora. È spazio pubblico usato, non una quinta scenografica.

Il golfo che si guarda da lì

Il golfo di Olbia è una rada lunga e stretta, chiusa e riparata. Per questo l'acqua che si vede dal lungomare è quasi sempre ferma, con quella superficie che riflette le luci senza increspature, e per questo le navi hanno sempre usato questo posto come approdo sicuro.

Sull'acqua ci sono le imbarcazioni ormeggiate e, verso il fondo, i traghetti in manovra: le navi che entrano nella rada girano lentissime, e da terra il movimento è così lento da sembrare fermo. Sullo sfondo, il profilo delle colline che chiudono il golfo.

Il momento migliore è l'ora che precede il tramonto: la luce si abbassa, l'acqua diventa metallica e la temperatura, anche in agosto, diventa finalmente ragionevole.

Come incastrarlo con il resto

La combinazione più naturale è mare, doccia a casa, poi lungomare e cena. Dopo una giornata a Pittulongu o Bados ci si rimette in ordine, si arriva in centro e si chiude la serata camminando. Da qui si fa a piedi: sono gli stessi sedici minuti che portano al Corso Umberto, con la deviazione verso l'acqua.

L'altra occasione è il giorno dell'arrivo. Il check in è tra le 14 e le 20, e chi arriva nel pomeriggio non ha più tempo per una spiaggia lontana, ma ha esattamente il tempo per questo: si molla la valigia, si esce a piedi e si prende le misure della città senza fatica. Ne parliamo meglio nell'articolo sul giorno di arrivo e quello di partenza.

Il rito della sera

La passeggiata serale, da queste parti, non è un passatempo per turisti: è una consuetudine che riguarda tutte le età e che si ripete ogni sera, con la stessa naturalezza con cui altrove si accende la televisione. Non ha un orario di inizio e non ha una meta, e chi ci si infila per la prima volta ci mette qualche minuto a capire che nessuno sta andando da nessuna parte.

È anche il modo meno costoso e più efficace di stare in un posto: si cammina, ci si ferma, si guarda l'acqua, si torna. Chi alloggia in città può farlo tutte le sere senza mai prendere l'auto, e alla fine della settimana ha visto la città cambiare faccia sette volte.

In bicicletta

Il fronte d'acqua è piatto e continuo, quindi è anche il posto naturale per una bicicletta. Chi ne ha una a disposizione copre in pochi minuti una distanza che a piedi ne richiede venti, e il percorso non presenta né salite né incroci complicati.

Sul fronte bicicletta preferiamo non promettere niente: non abbiamo verificato se in città ci sia un servizio di bike sharing o un noleggio, né se lungo il fronte d'acqua esista una pista ciclabile dedicata. Se la bici è parte del vostro programma, chiedetecelo prima di partire.

Una cosa che nessuno dice

Il lungomare è anche il posto migliore per capire come è fatto il golfo. Da qui si vede il modo in cui la terra si chiude attorno all'acqua, e si capisce a occhio perché il mare, dentro la rada, è quasi sempre piatto anche quando fuori soffia. È la stessa geografia che ha reso questo un approdo sicuro per duemila anni, quella che si va a vedere raccontata al museo archeologico.

È un pensiero che costa nulla e cambia la passeggiata: non si sta guardando un panorama, si sta guardando il motivo per cui la città esiste.

Fuori dai mesi di punta

In autunno e in primavera il lungomare resta esattamente quello che è, perché non è un servizio stagionale: è una strada. Anzi, senza la ressa di agosto si cammina meglio, e la luce bassa del pomeriggio d'ottobre sul golfo è la cosa più bella che la città abbia da offrire in quel periodo.

È uno dei motivi per cui, secondo noi, settembre e ottobre sono mesi sottovalutati da chi sceglie questa parte della Sardegna.

Dormire dentro la città, non accanto

Da qui il centro è a 1,2 chilometri a piedi e il primo mare a dieci minuti di auto. Un appartamento al piano terra con giardino privato, fino a 4 ospiti.