Tavolara si vede da tutto il golfo. Dalle spiagge a nord è una sagoma sull'orizzonte, una specie di fondale dipinto che sta lì e non cambia mai. A Porto Istana no: qui ce l'avete davanti, dall'altra parte di un braccio di mare, e la prospettiva ribalta completamente l'impressione.
La geografia in due righe
15,6 chilometri, ventidue minuti in auto, direzione sud. Non è una spiaggia sola: è una successione di cale di sabbia chiara, separate da promontori bassi, affacciate sul canale che divide la terraferma dall'isola.
Il salto rispetto alle spiagge urbane è evidente appena si scende dalla macchina. Lì il mare è il mare della città; qui il paesaggio è un'altra cosa, con il calcare bianco dell'isola che chiude la vista e il colore dell'acqua che nella parte bassa diventa quasi lattiginoso.
Perché l'acqua è così
Due ragioni, e sono entrambe fisiche. La prima è il fondale: sabbioso e basso, quindi la luce arriva in fondo, rimbalza e torna su. La seconda è il riparo: la mole di Tavolara e la conformazione della costa smorzano il moto ondoso, e un mare che non muove sedimenti resta trasparente.
Il tratto rientra nell'area marina protetta di Tavolara e Punta Coda Cavallo. In generale, un'area marina protetta significa che alcune attività sono regolate o vietate a seconda della zona, e che quello che si vede sott'acqua è anche il risultato di quelle regole: praterie che non vengono arate dalle ancore, fondali che non vengono ripuliti dalla pesca intensiva.
Quando andarci
Fuori dalle ore centrali di luglio e agosto. Non è un consiglio di stile: i parcheggi si riempiono presto e chi arriva a metà mattina in alta stagione perde più tempo a cercare posto che ad asciugarsi al sole.
In maggio e in settembre è un altro posto. Stessa acqua, stessa isola davanti, un decimo delle persone, e la possibilità di arrivarci a qualunque ora. Chi può scegliere le date, scelga quelle: ne parliamo in maggio e giugno e in settembre e ottobre.
Con l'auto o senza
Qui l'auto serve. È l'unico punto di questo blog in cui lo scriviamo senza girarci intorno, perché su tutto il resto la posizione della casa consente di fare a meno del mezzo proprio.
Il consiglio operativo è quello che diamo nella guida su come muoversi senza auto: noleggiare per due o tre giornate mirate invece che per l'intera settimana, e tenersi il parcheggio libero e gratuito in strada davanti casa come base. Con una giornata di noleggio si fanno Porto Istana e una seconda tappa a sud, e il conto finale è molto diverso da sette giorni di auto ferma sotto il sole.
Cosa portare
Qui l'ombra naturale è poca, quindi ombrellone o cappello. Le cale hanno tratti di sabbia e tratti di roccia bassa, quindi scarpe che si possano bagnare sono utili a chi vuole spostarsi da una all'altra camminando invece che rimettendosi in macchina.
Acqua a sufficienza e il pranzo preparato in casa: è l'uso naturale di una cucina in appartamento, e vi risparmia di dover rientrare a metà giornata. La borsa termica è l'unica cosa che vale la pena mettere in valigia, come scriviamo nella guida alla valigia.
E un sacchetto vuoto, che alla fine della giornata torna a casa pieno di quello che si è aperto in spiaggia. E qui serve una precisazione che in Sardegna non è un dettaglio: la sabbia, i sassi e le conchiglie restano dove sono. La legge regionale lo vieta, le multe non sono simboliche e in aeroporto i controlli si fanno davvero. Non è buona educazione ambientale, è una norma.
Da dentro l'acqua
L'ultima nota è per chi si porta maschera e boccaglio. Con un fondale così basso e così chiaro, anche una nuotata di venti metri parallela alla riva mostra qualcosa. E chi ha la fortuna di uscire in barca con il proprietario, quando le condizioni lo permettono, vede lo stesso tratto di mare dal lato opposto: dall'acqua verso terra, che è il modo in cui questa costa è stata guardata per la maggior parte della sua storia.
Il mare del golfo a dieci minuti da casa
Lido del Sole a 6,2 chilometri, Bados a 9,5, Pittulongu a 10,8, Porto Istana a 15,6. Tutte distanze stradali reali, misurate dalla porta di casa.


